Immaginiamoci un fittizio (ma neanche tanto) Giovanni, 38 anni, lavoratore dipendente residente in Puglia.
Percepisce a stento 1500 euro al mese, se va “bene” poco più di 1600 euro.
Non rientra tra i fortunati che hanno potuto ereditare casa e patrimonio dalla famiglia con la tassazione in proporzione più bassa tra i Paesi OCSE, ma deve pagare ogni mese un affitto di 600 euro o un mutuo di egual somma per 30 anni, e deve anche ringraziare, visto il boom di affitti brevi e turistici in Puglia che ha dilaniato il tessuto sociale e inflazionato i canoni di locazione anche in provincia, arricchendo le tasche di pochi fortunati e lasciando il territorio al più becero e selvaggio “overtourism”. Del canone può detrarre se va bene 200 euro in dichiarazione, ma lascia ogni mese “se va bene” il 23% di IRPEF più contributi e annessi e connessi, che ammontano ad un buon 30% del proprio stipendio lordo. Non avrà mai una pensione, quindi è costretto ad accantonare dai 50 a più di 100 euro della propria retribuzione mensile, tra previdenza complementare e riscatto della laurea.
L’inflazione negli ultimi 5 anni gli ha “mangiato” il 15% del potere d’acquisto (dati ISTAT), ma in sede di rinnovo contrattuale riceve se va bene 20-30 euro netti di aumento. “Non ci sono le risorse”, dicono dall’alto.
Vive in una Regione tra le prime, secondo le stime della CGIA di Mestre, per sommerso ed evasione fiscale, con quasi 6,8 miliardi di euro all’anno tra evaso ed eluso. La stessa che, però, ha eliminato il bonus affitti che dava una validissima mano a centinaia di famiglie in difficoltà.
Un bel giorno, mentre pensa ai conti da fare per arrivare “giusto” a fine mese, apre i social, vede la televisione ed apprende, proprio dallo stesso partito di sinistra che invocava a gran voce più equità sociale, più dignità del lavoro, maggior meritocrazia, che “i lavoratori dipendenti pugliesi dovranno versare mediamente 20-30 euro al mese di addizionale IRPEF”. Per risanare la sanità, dicono.
In pratica, se con qualche straordinario in più (leggasi: sudore della fronte) superi i 28000 euro annui, soglia per cui magicamente diventi milionario per lo Stato pur incassando al netto poco più di 1600 euro mensili, oltre a pagare il 33% sull’eccedenza devi versare un “obolo” di più di una ventina di euro mensili (leggasi: più di 200 euro annui) per risanare una sanità che altri hanno sfasciato.
Si è scelto insomma, ancora una volta, di colpire la fascia più debole, che già naviga costantemente a ridosso della soglia di sussistenza, che costituisce la prima categoria oggetto di procedure da sovraindebitamento, che versa i tributi fino all’ultimo centesimo, che non beneficia di aumenti degni di tal nome nel CCNL da anni, che è costretta a continui sacrifici. Si è scelta la soluzione più semplice, dimenticando che si vota per eleggere all’interno delle Istituzioni persone che siano capaci di dirimere controversie e risolvere problemi complessi ancorché richiedano il percorrere strade tortuose e compiere scelte impopolari.
E la cosa più grave è che a farlo sia stato proprio un partito di sinistra, che dovrebbe tutelare i più deboli che, dati statistici nazionali alla mano, sono proprio i lavoratori dipendenti, e in particolare quelli del Sud Italia.
Si poteva scegliere di combattere con ogni mezzo l’elevatissima evasione fiscale pugliese.
Si poteva scegliere di intensificare i controlli per sconfiggere la piaga del lavoro nero, che dilania inesorabilmente il tessuto socio-economico di questa Regione.
Si poteva scegliere di fare un po’ d’ordine riguardo le locazioni turistiche pugliesi, che godono di un regime normativo e fiscale privilegiato e di una normativa estremamente “a maglie larghe”.
Si poteva, compatibilmente con i livelli essenziali delle prestazioni, intervenire anche leggermente sul sistema di esenzioni “allegre” attualmente vigente.
Si è deciso, ancora una volta, di colpire chi sta peggio, con una scelta vigliacca e “pilatesca”, ben attenta a non scontentare e far arrabbiare il “cuore economico” e i potentati del territorio.
Aspetto al varco chi si sorprende del crescente astensionismo e sfiducia per la politica in questo Paese.
Nel dubbio, la prossima volta si voterà scheda bianca.
